La capra - Francis Veber (film commedia)

Titolo: La capra (La chèvre).
Genere: commedia, comico.
Regista: Francis Veber.
Attori: Gérard Depardieu, Pierre Richard, Michel Robin, Pedro Armendáiz, Corynne Charbit, André Valardy, Jorge Luke, Sergio Calderon, Maritza Olivares.
Anno: 1981.
Voto: 7.5.
Dove lo trovi: qui.


La capra è un altro film di Francis Veber, l’ennesimo suo film che recensisco dopo La cena dei cretini, Una top model nel mio letto e Sta’ zitto, non rompere.
Già questo, se non il voto, dovrebbe far capire quanto io apprezzi le commedie di Veber, a mio avviso assai divertenti e frizzanti.

Come in Sta’ zitto, non rompere, anche in La capra uno dei due attori protagonisti è Gerard Depardieu, anche se l’attore nei due film recita due parti completamente opposte: nel primo è il sempliciotto della situazione, mentre qua è il personaggio serio e sicuro di sé (che nell’altro film era interpretato invece da Jean Reno).

La capra è un film vivace e divertente, letteralmente strabordante di gag e situazioni umoristiche.

La trama stessa si presta grandemente peraltro: Marie, la figlia del presidente di un’importante società di Parigi sparisce in Messico, durante una vacanza, e non dà più sue notizie da oramai un mese.
L’uomo, affranto, le ha provate tutte, la polizia, un investigatore privato, un rabdomante, ma senza successo: della ragazza ancora nessuna traccia.

Ma lo psicologo della sua azienda ha un’idea originale: la giovane è nota per essere una sfortunata cronica, una specie di attiraguai.
L’unica possibilità di ritrovarla è dunque quella di mandare sul posto una persona simile, capace con la sua sfortuna di inciampare sulle bucce di banana in cui è inciampata anche lei.

E si dà il caso che un simile individuo lavori proprio in azienda, nel settore contabilità: il suo nome è François Perrin (Pierre Richard).

Il dipendente parte alla volta del Messico con un investigatore privato, Campana (Depardieu): la coppia è decisamente male assortita, e le situazioni divertenti di cui sarà protagonista infinite.

La capra è dunque un ottimo film comico, che senza dubbio vi divertirà; come al solito, la firma di Francis Veber è una garanzia di qualità.

Fosco Del Nero

Azumanga daioh - Kiyohiko Azuma (anime)

Titolo: Azumanga daioh (Azumanga daiou).
Genere: commedia, comico, demenziale, surreale, adolescenziale.
Regista: Kiyohiko Azuma.
Anno: 2002.
Voto: 7.5.
Dove lo trovi: qui.


Azumanga daioh (o Azumanga daioo, tratto da un vendutissimo manga in Giappone) è un anime decisamente particolare, per diversi motivi.

Intanto, non è mai stato importato in Italia, con due conseguenze: la prima è che non lo si trova doppiato in italiano (poco male per me, basta che ci siano i sottotitoli in italiano, in inglese o in francese); la seconda è che è possibile scaricarlo da internet in piena legalità, cosa possibile grazie ai gruppi di fansub, che rendono il prodotto accessibile gratuitamente a tutti quelli che non conoscono il giapponese… e sono molti in Italia!

Il secondo motivo per cui Azumanga daioh è particolare è che si tratta di un anime comico-demenziale.

Il terzo, ed è il punto tra i tre più fastidioso, è che per vedere i vari episodi occorre aspettare che i fansub abbiano realizzato i sottotitoli delle singole puntate.

Difatti, io per ora ho visto solo le prime… sperando di poter vedere presto le seguenti… ma purtroppo non stiamo parlando di Lost, per cui in internet si trovano i sottotitoli in italiano alle puntate americane il giorno dopo alla prima messa in onda negli Usa (internet è uno strumento di comunicazione fantastico).

Ma veniamo ad Azumanga daioh.
La serie animata è ambientata in un liceo, ed ha come protagoniste delle ragazze.
Abbiamo l’energetica Tomo, la riflessiva Yomi, l’ingenua Chihiro, la bella Sahaki, l’imbranata Ayumu, ma soprattutto la piccola Chyo-chan (chan è un vezzeggiativo che in giapponese si aggiunge alla fine del nome di battesimo per indicare confidenza o affetto), che ha solo 10 anni ma che è già arrivata al liceo perché sorta di piccolo genio.

E proprio Chyo-chan è la protagonista principale di questo anime tutto da ridere, letteralmente pieno, a partire dalla bellissima sigla di apertura (che mi sono scaricato a parte), di gag e di spunti umoristici.
Il contenuto comico peraltro si sposa con una buona caratterizzazione dei personaggi, tanto che ci si affeziona facilmente a Chyo-chan, a Sahaki e alle altre.

Personalmente, ho trovato Azumanga daioh irresistibile, anche se mi rendo conto che è un prodotto particolare, con un umorismo particolare, che può non piacere a tutti.
Il mio consiglio pertanto è: scaricatevi la prima puntata e vedete se vi piace!

Fosco Del Nero

p. s. E chissà che nel mentre qualcuno non si decida a importarlo in Italia.

Le iene - Quentin Tarantino (film pulp)

Titolo: Le iene - Cani da rapina (Reservoir dogs).
Genere: pulp, drammatico, thriller.
Regista: Quentin Tarantino.
Attori: Harvey Keitel, Steve Buscemi, Tim Roth, Michael Madsen, Chris Penn, Lawrence Tierney, Quentin Tarantino, Eddie Bunker.
Anno: 1992.
Voto: 7.
Dove lo trovi: qui.


Le iene il primo film di Tarantino (Pulp fiction, Kill Bill, Dal tramondo all’alba) che recensisco, e la cosa onestamente mi fa piacere perché è un regista che stimo, per quanto io non sia proprio un appassionato di pulp e affini.

Se finora non avevo ancora recensito Tarantino, ci ero andato vicino con film dall’elevato grado di parentela con quelli del regista americano: mi riferisco per esempio a Old boy o The snatch – Lo strappo.

Tarantino mi piace, ma non ci vado pazzo. E per un motivo molto semplice: nei suoi film manca spesso quel pizzico di umorismo che li renderebbe più vivaci.
In questo senso, a Le iene di Quentin Tarantino preferisco The snatch di Guy Ritchie. Ma forse questo discorso è legato più a questo film nello specifico, drammatico e triste, in cui il sangue non è che la componente meno fastidiosa e forte tra tutte.

Il film (inzialmente distribuito col titolo Le iene - Cani da rapina) si apre con una conversazione al bar tra otto uomini.
Si evince fin da subito che si tratta di persone poco raccomandabili, e non a caso si tratta di una banda che sta organizzando una rapina (l’obiettivo sono dei diamanti).
I volti più familiari sono quelli di Harvey Keitel (Dal tramonto all'alba, Pulp fiction), di Michael Madsen (Kill Bill), di Steve Buscemi (Il grande Lebowski, Big fish) e dello stesso Quentin Tarantino.

Di questi otto uomini, sei sono quelli deputati al colpo, mentre gli altri due, padre e figlio, Joe e Eddie, sono gli organizzatori.
Degli altri sei, viceversa, non si sentono i nomi, sostituiti per motivi di privacy da dei nomignoli basati sui colori: abbiamo così Mister White, Mister Orange, Mister Blue, Mister Brown, Mister Blonde e Mister Pink.

Dopo poco dall’inizio del film, si capisce che il colpo è andato male… perché?
C’era un informatore tra di loro?
Qualcuno ha sbagliato a sparare troppo presto?

Le iene non si risparmia niente: sangue, pallottole, torture, tradimenti.
Alla fine, non ci sarà nessun vincitore, con la violenza che la fa da padrone.

Ed è esattamente questo il motivo per cui preferisco The snatch: anche in questo film muore un sacco di gente e si vede sangue a profusione… ma almeno il tutto è preso con allegria.

Fosco Del Nero

Titolo: Fatti, strafatti e strafighe (Dude, where's my car?).
Genere: comico, demenziale, fantastico.
Regista: Danny Leiner.
Attori: Ashton Kutcher, Seann William Scott, Jennifer Garner, Marla Sokoloff, Mary Lynn Rajskub, Kristy Swanson, David Herman, Emmanuel Vaugier, Vinessa Shaw, Hal Sparks.
Anno: 2000.
Voto: 7.5.
Dove lo trovi: qui.


Nella recente recensione di Scary movie 3 ho detto quello che penso dei film di genere comico demenziale: non necessariamente sono prodotti scarsi.
Come in tutti i settori della vita, vi saranno infatti esponenti eccellenti ed esponenti pessimi.

Esempi del primo tipo sono, secondo me, American pie 1, American pie 2, American pie 3 e American pie 4, mentre del secondo American pie 5 e Maial college.
In tal senso la stessa saga di Scary movie ha raggiunto sia livello buoni che decisamente carenti.

A mio avviso Fatti, strafatti e strafighe, nonostante il titolo inascoltabile (ennesima invenzione dei produttori italiani, che evidentemente hanno di noi pubblico un’opinione molto bassa), appartiene al primo gruppo.

Intendiamoci, il film è demenziale, e molto demenziale, con gli stessi due protagonisti definiti come semi-dementi.
Chi sono i due?

Sono Ashton Kutcher (The butterfly effect, Oggi sposi, niente sesso) e Sean William Scott (American pie 1, 2 e 3, Road trip), quest’ultimo autentico specialista in commedie adolescenziali demenziali.
Al cast si aggiungono anche Jennifer Garner (la serie tv Alias) e Marla Sokoloff.

I due ragazzi sono Jess e Chester, due adolescenti dediti al divertimento e alla bisboccia che un giorno si alzano senza avere idea di quello che hanno fatto il giorno prima.

Un frigo pieno di burro, l’assenza della macchina e una telefonata minacciosa delle loro fidanzate Wanda e Wilma ("le gemelle") sono i primi segnali di qualcosa che non va.

E se ne aggiungeranno molti altri: la loro improvvisa popolarità presso cheer leader e spogliarelliste, un transessuale che vuole dei soldi da loro, un gruppo di fissati facenti capo al loro leader, il magnifico Zurlì, due strani tedeschi, ma soprattutto cinque bellissime ragazze, che chiedono loro di trovare il trasfonditore del continuum, oggetto misterioso e potente ("e il cui mistero è superato solo dalla sua potenza").

La trama, tecnicamente, è quella di un film fantastico, anche se in sostanza è solo uno spunto per una serie di gag, battute e circostanze comiche.

E Fatti, strafatti e strafighe a far ridere ci riesce, eccome!
Tra cinesi impertinenti, trastullatori del cosino, tute interstellari con le bolle, ce n’è veramente per tutti i gusti.

Certo, non siamo di fronte a un’opera immortale, ma in fin dei conti lo scopo di un film comico è quello di far ridere e, come detto poc’anzi, questo film ci riesce bene.
Da cui il voto alto.
E ora non il trailer, ma uno spezzone del film.

Fosco Del Nero

p. s. E poooi?

Titolo: Double vision (Double vision).
Genere: thriller, fantastico, drammatico, esoterico.
Regista: Chen Kuo-Fu.
Attori: Tony Leung Ka Fai, David Morse, Rene Liu, Leon Dai, Naveen Andrews.
Anno: 2002.
Voto: 8.
Dove lo trovi: qui.


Un altro film proveniente dal lontano Oriente (e praticamente sconosciuto in Italia) e un altro prodotto eccellente: Double vision.

Intanto, un po’ di precisione: Double vision è una coproduzione taiwanese-statunitense ed è stato diretto nel 2002 dal regista Chen Kuo-Fu.
Quanto al genere, siamo di fronte a una sorta di Seven all’orientale, con in più un pizzico di soprannaturale.

Ecco la storia: Huo-Tu Huang è un poliziotto di Taipei (capitale di Taiwan, piccola isola-stato accanto alla Cina) che passa le sue giornate e le sue notti in ufficio, non tornando praticamente mai a casa da moglie e figlia.

Il motivo?
Un vecchio incidente che ha coinvolto lui e la bambina, con una sparatoria che ha messo a rischio la vita della piccola Mei-Mei.

La vita della città di Taipei è scossa da una serie di omicidi, apparentemente slegati ma con degli elementi in comune. Dopo il terzo la polizia decide di avvalersi del contributo di un agente statunitense dell’Fbi: da Quantico, in Virginia, arriva dunque in città Kevin Richter, specializzato in serial killer.
Huo-Tu viene scelto per fare coppia con lui per via del suo ottimo inglese.

Da subito il rapporto tra i due e in generale tra l’americano e i poliziotti taiwanesi è conflittuale, ma alla fine l’agente americano si rivelerà decisivo per la risoluzione del caso.
Tuttavia…

Double vision (che ho visto in lingua originale sottotitolato in inglese) è un film sorprendente.
Lo è perché la trama è coinvolgente e ricca di colpi di scena, perché la recitazione degli attori è convincente e perché si dimostra esteticamente affascinante, tra le atmosfere della capitale taiwanese e gli ambienti settari in cui i protagonisti vengono a trovarsi.
È un film peraltro che lascia spazio all’interpretazione su quanto in esso accade, e lo stesso finale si dimostra ambivalente.

Ma, soprattutto, è un film che ti fa dispiacere quando finisce, segno evidente del fatto che abbia colto nel segno. Non a caso, io l’ho già visto tre volte.
Come dicevo in apertura, è una sorta di Seven all’orientale: aspettatevi dunque morti e sangue, per quanto essi siano del tutto funzionali alla trama e mai gratuiti.

Assolutamente consigliato: Double vision è uno di quei film che ti fa capire (ma ce ne sono tanti altri: solo di recente ho recensito il danese Adam’s apple, il giapponese Cutie honey, il francese Sta’ zitto, non rompere, il coreano Old boy) che l’orticello di casa tua, per quanto curato, tale rimane: un orticello.

Fosco Del Nero

Mean girls – Mark Waters (film commedia)

Titolo: Mean girls (Mean girls).
Genere: commedia, adolescenziale.
Regista: Mark Waters.
Attori: Lindsay Lohan, Rachel McAdams, Lacey Chabert, Tina Fey, Amanda Seyfried, Lizzy Caplan.
Anno: 2004.
Voto: 7.
Dove lo trovi: qui.


Mean girls è una commedia girata nel 2004 da Mark Waters con protagonista la bella Lindsay Lohan, recentemente agli onori (si fa per dire) della cronaca per motivi extra-professionali.

Nel film Lindsay Lohan (Friky friday, ma soprattutto il più risalente Genitori in trappola, che l’aveva consacrata come enfant prodige di Hollywood) è Cady, una ragazza che fino a quel momento aveva vissuto in Africa con i suoi genitori, degli zoologi e che, dunque, non ha mai frequentato una scuola, avendo sempre studiato in casa.

E l’impatto con la scuola, e specialmente col mondo delle ragazze, sarà decisamente traumatico, tra comportamenti socialmente sconvenienti, regole non scritte, gruppi precostituiti e posizioni strategiche a mensa.

Le prime conoscenze di Cady sono Janis e Daniel, lei una dark dai modi spicci e lui un ragazzone omosessuale, certamente poco rappresentativi della scuola e decisamente anticonformisti.

Poco dopo, tuttavia, Cady è notata anche da Regina George, la “barbie” numero uno del liceo, ragazza tanto apprezzata quanto temuta per la sua influenza sociale.

Regina la invita a far parte del gruppo delle barbie, una ristretta cerchia di ragazze di cui fanno parte anche Gretchen, che fa di tutto per compiacerla, e Karen, riuscitissima incarnazione della ragazza tonta e superficiale (ma è l’unica delle tre che attira simpatia!).

A questo punto, Janis suggerisce a Cady di infiltrarsi nelle barbie per ridere di Regina e vendicarsi dei torti che la ragazza ha inflitto a mezza scuola (persino più che mezza, professori e preside compresi!).

Ufficialmente Mean girls è una commedia adolescenziale, giacché è ambientata in un liceo con protagoniste delle sedicenni.
Un po’ il taglio del film, un po’ il fatto che parla di scuola, gruppetti, ragazzi, balli e simili, potrebbe farlo bollare come film futile e superficiale.

Eppure, a mio avviso, sarebbe riduttivo ridurlo a filmetto per ragazzine, sia perché il film è divertente (che poi è quello che si chiede a una commedia!), sia perché descrive efficacemente le dinamiche sociali nella scuola (peraltro con un interessante parallelismo con il comportamento animale, in omaggio alla provenienza africana di Cady).

Un esempio di film simile, apparentemente frivolo e leggero ma dotato di una certa sostanza, è il più vecchio Ragazze a Beverly Hills (riaspetto a cui Mean girls però è più cinico).
Insomma, non siamo di fronte a Stanley Kubrick, ma c’è del buono.

Fosco Del Nero

Scary movie 3 - David Zucker (film comico)

Titolo: Scary Movie 3 (Scary movie 3).
Genere: comico.
Regista: David Zucker.
Attori: Anna Faris, Simon Rex, Charlie Sheen, Denise Richards, Regina Hall, Eddie Griffin, Peter Boyle, Leslie Nielsen, Pamela Anderson, Jenny McCarthy, Ja Rule, Queen Latifah, Anthony Anderson, Kevin Hart.
Anno: 2003.
Voto: 7.
Dove lo trovi: qui.


In molti pensano che i film comici non siano film seri e che abbiano un valore inferiore a quelli “veri”.
Sono peraltro le stesse persone che ritengono i libri umoristici inferiori agli altri.

Tali persone dovrebbero vedere le commedie di Francis Veber (per esempio La cena dei cretini), o leggere di libri di Douglas Adams (Guida galattica per gli autostoppisti, da cui è stato tratto l'omonimo film) o Terry Pratchett (Il colore della magia), ma gli esempi di prodotti in cui concetti e valori sono veicolati da umorismo e ironia sono infiniti.
Tutto questo cappello per sostenere il genere comico.

Ok, ma che dire del genere demenziale, a cui senza dubbio appartiene il film in questione, Scary movie 3?
Il discorso è più o meno il medesimo, anche se, per definizione, nel demenziale la componente comica è accentuata in modo grottesco.

A questo punto, la differenza non è tanto tra genere comico e serio, ma tra film di qualità (che siano thriller, fantasy, horror) e film trascurabili.

Rimanendo nel genere demenziale, per esempio, c’è una bella differenza tra i primi American pie (American pie, American pie 2, American pie 3 e American pien 4) e American pie 5: i primi sono film demenziali con un loro perché (per contenuti e comicità), mentre l’ultimo è un film che non merita di essere visto per quanto è insulso e banale.

La stessa saga di Scary movie, coi suoi vari episodi, ha vissuto differenziazioni analoghe, con questo Scary movie 3 che secondo me è il rappresentante più riuscito (anche se non credo di averli visti tutti, per cui potrei sbagliarmi!).

Come sia strutturata la saga di Scary movie immagino lo sappiano tutti: ogni film rappresenta una parodia demenziale dei film horror (ma a volte anche non horror) di maggior successo del periodo precedente.

In Scary movie 3, per esempio, si fa il verso a The ring, Signs, Matrix, The others, 8 mile; ai primi tre in modo consistente e agli ultimi due con una sola scena.
E i film non sono le uniche citazioni presenti: si pensi ai personaggi del presidente americano (interpretato da Leslie Nielsen), di Michael Jackson, di Eminem… senza contare il prologo iniziale in cui Pamela Anderson praticamente fa il verso a se stessa, tra riferimenti a filmini hard e scimmiottamenti della figura della ragazza superficiale e stupidotta.

La storia del film è la seguente: una mattina viene ritrovato un cerchio nel grano (crop circle) di fronte alla fattoria dei fratelli Laughan
Il maggiore, Tom (Charlie Sheen, specializzato in produzioni demenziali), è un ex sacerdote che ha perso la fede dopo la morte della moglie (riferimento a Signs); il minore, George (Simon Rex, anch’egli sulla medesima strada), è un aspirante rapper bianco (riferimento a 8 mile).

La giornalista che curerà il servizio sul cerchio è invece Cindy Campbell (Anna Faris, stessa sorte degli altri due, con varie partecipazioni alla saga di Scary movie), che vive col nipote, un bambino molto intuitivo che a un certo punto vedrà una certa videocassetta (riferimento a The ring).

Cindy inizierà a indagare sul fenomeno, trovando assistenza presso alcuni bizzarri personaggi: l’Oracolo, Morpheus, l’Architetto (riferimento a Matrix), che l’aiuteranno a risolvere il mistero della connessione tra videocassetta e alieni.

Il film contiene letteralmente milioni di gag, tanto visive quanto verbali, come peraltro ci si attende da un film del genere.

Molte di esse sono particolarmente riuscite, come per esempio quelle del bambino preveggente, di Michael Jackson, degli alieni amiconi, della morte della moglie di Tom, dell’Architetto, di George che comunica alla nipotina la morte della maestra.
Convince in particolare la scelta dei produttori di puntare più su un umorismo basato sull’ironia e la parodia piuttosto che sulla comicità più bieca e facile (esempio: Maial college).

In definitiva, Scary movie 3 è un ottimo film comico.
Chiude la recensione il trailer originale del film.

Fosco Del Nero

p.s. Tu sei l’eventualità di un’anomalia. Tu sei inevitabilmente alla ricerca di una probabilità sedulante.

Titolo: Seabiscuit - Un mito senza tempo (Seabiscuit).
Genere: drammatico, commedia, sportivo.
Regista: Gary Ross.
Attori: Tobey Maguire, Jeff Bridges, Elizabeth Banks, Chris Cooper, William H. Macy.
Anno: 2003.
Voto: 5.
Dove lo trovi: qui.


Seabiscuit - Un mito senza tempo è un film del 2003, girato da Gary Ross e con protagonisti principali Jeff Bridges (Il grande Lebowski, Tideland - Il mondo capovolto), Chris Cooper (due parti secondarie, ma con dei personaggi entrambi interessanti, in Interstate 60 e in American Beauty), Tobey Maguire (Spiderman, ma soprattutto Pleasantville, diretto dallo stesso regista ed esperimento decisamente più riuscito).

Jeff Bridges (Charles) è un industriale dell’ovest che ha fatto fortuna come venditore di auto, tanto da aprire poi numerosi saloni e potersi permettere case, terreni, auto e cavalli a volontà, e questo nonostante la Grande Depressione del 1929, che ha bruciato in poco tempo un considerevole ammontare di denaro e che ha causato livelli elevatissimi di disoccupazione e di povertà.

Quella povertà in cui si ritrova a vivere Tobey Maguire (John), che viene in pratica abbandonato dalla sua famiglia, che si è ritrovata improvvisamente senza niente e che, intuendo il suo talento per i cavalli, decide di lasciarlo presso un allevatore affinché possa fare fortuna.
Anche per Charles, tuttavia, è un periodo duro, per quanto non economicamente: suo figlio muore tentando di guidare un’auto, e la moglie, attribuendogli forse qualche colpa, lo lascia.

I drammi di queste due persone si incroceranno poi con le storie altrettanto difficili di altri due personaggi: il primo è Tom, un ex maniscalco che ora vive ai margini delle corse dei cavalli (letteralmente: non ha una casa e vive all’aperto con il cavallo zoppo che ha appena salvato dall’abbattimento); il secondo è Seabiscuit, un cavallo dal grande potenziale, che però ha reso meno di quanto ci si aspettasse e che Charles non fatica a comprare.

Il quadrato ha ora tutti i lati: Charles diventa (proprio lui che era un sostenitore delle auto come mezzo di trasporto definitivo) un proprietario di cavalli, Tom un allenatore, John un fantino e Seabiscuit il loro asso nella manica.
Iniziano così le avventure sportive dei quattro.

Seabiscuit - Un mito senza tempo è molto lungo (oltre due ore), con il livello di coinvolgimento che sale e che scende.
In effetti, tra alcuni momenti coinvolgenti (le corse, l’incontro tra fantino e cavallo zoppi, etc), vi sono anche dei momenti di noia, anche perché, sostanzialmente, il film presenta una trama banale e prevedibile.

Lo stesso finale, molto sentimentaloide, è assai scontato, e certo non contribuisce a risollevare le sorti di un film ben realizzato (fotografia, costumi, recitazione), ma in pratica innocuo e privo di spessore.
Da cui il voto.

Ad ogni modo, Seabiscuit - Un mito senza tempo non è un prodotto pessimo, e se siete appassionati di cavalli e di corse, dello stile old style o semplicemente se siete fan di questo o quell’attore, magari vorrete darci un’occhiata.

Fosco Del Nero

Titolo: Beetlejuice - Spiritello porcello (Beetlejuice).
Genere: fantastico, commedia, comico.
Regista: Tim Burton.
Attori: Alec Baldwin, Geena Davis, Michael Keaton, Winona Ryder, Catherine O'Hara, Jeffrey Jones.
Anno: 1988.
Voto: 7.
Dove lo trovi: qui.


Punto numero uno: il titolo italiano (Spiritello porcello) è ridicolo, probabilmente un maldestro tentativo di rendere il film più appetibile al grande pubblico (e il vizio non lo abbiamo perduto: si pensi al recente Una top model nel mio letto, titolo che lascia presagire un film sboccato e disinvolto quando invece ci si trova di fronte a una raffinata commedia di Francis Veber).

Punto numero due: io adoro Tim Burton.
Come si può infatti non adorare uno che ha diretto Nightmare before Christmas, Il mistero di Sleepy Hollow, Big fish??
È matematicamente impossibile.

Beetlejuice è uno dei primi film di Burton, e si vede.
Si vede sia perché l’impronta surreale e ironica è evidente, sia perché il regista, al tempo non importante quanto oggi, cercava probabilmente di farsi un nome, magari strizzando l’occhio a un certo tipo di pubblico (che col senno di poi non sarebbe stato propriamente il suo futuro).

Il cast del film è di buon livello: il protagonista è Alec Baldwin (Great balls of fire), anche se i ruoli più penetranti sono quelli di Michael Keaton (Batman, Quattro pazzi in libertà) e Winona Ryder (Dracula, Ragazze interrotte, Sirene).

Il primo dei tre è Adam, che vive con la moglie Barbara in una rustica casa di campagna.
I due sposini, però, un giorno hanno un incidente, purtroppo fatale.
Tuttavia, non si accorgono subito di essere morti, giacché i loro spiriti ritornano a casa loro come se niente fosse.

Ma qualcosa non torna… e i due avranno il loro bel daffare, tra manuali per neo-morti e uffici di accoglienza per defunti, per affrontare la situazione che si sta presentando loro: degli uomini vivi si stanno trasferendo a casa loro… con loro ancora imprigionati in essa (che poi è la stessa trama che The others avrebbe affrontato in modo più serio e drammatico)!

A quel punto subentrano Michael Keaton, il Beetlejuice del titolo, sorta di (esuberante) esorcista al contrario (caccia i vivi dalle case degli spiriti) e Winona Ryder, una ragazza (dalle tendenze dark) di nome Lidia, figlia dei nuovi possessori e che medierà tra le due fazioni in quella che si prospetta come una battaglia per la casa.

Come intuibile, la trama di Beetlejuice - Spiritello porcello è vivace, arricchita da gag e umorismo di varia natura.
In particolare, sono molte le scene divertenti (per esempio quella del ballo del Calipso), e il film non annoia di certo.
Rispetto ai capolavori di Burton, tuttavia, siamo un paio di gradini più in basso.

Fosco Del Nero

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Fosco Del Nero

Titolo: Old boy (Old boy).
Genere: drammatico, surreale.
Regista: Chan-Wook Park.
Attori: Choi Min-Sik, Yoo Ji-Tae, Gang Hye-Jung, Chi Dae-Han, Oh Dal-Su, Lee Seung-Shin, Oh Gwang-Rok, Lee Dae-Yun.
Anno: 2003.
Voto: 8.
Dove lo trovi: qui.


Una lieta sorpresa dall'Oriente (dalla Corea, per la precisione), una delle tante che si hanno se si ha il coraggio di esplorarne la produzione visiva, film o anime che sia (non a caso il film è tratto proprio da un anime).

Comincerei la recensione di Old boy da quanto su esso detto da Quentin Tarantino (non l’ultimo arrivato, con i suoi Dal tramonto all’alba, Kill Bill, Le iene, Pulp fiction, Four rooms): “Il film che avrei voluto dirigere io”.

E così abbiamo già un indizio su che tipo di film aspettarci: un drammatico con discreti elementi pulp.
Si tratta, peraltro, del vincitore del Gran Premio della giuria a Cannes del 2004 (proprio con Tarantino come presidente di giuria).

Ok, veniamo alla trama del film: un uomo, Taesu, viene rapito e segregato in una camera per quindici anni, con il rapitore che nel mentre gli fornisce cibo e assistenza medica.
All’improvviso, Taesu viene liberato, con l’uomo che inizia a porsi inevitabili domande.

Chi lo ha imprigionato?
Perché?
Come mai poi è stato liberato, senza nemmeno una spiegazione?

Se vi immedesimate nella situazione, ne comprenderete facilmente il risvolto drammatico, nonché il carico di rabbia e rancore covato dall’uomo per tutto quel tempo, acuito peraltro dal fatto di essere stato accusato e condannato per l’omicidio della moglie, a causa di alcune schiaccianti prove artatamente poste nella scena del delitto… dal suo stesso rapitore forse?

La rabbia di Taesu trova un immediato compimento su chiunque si frapponga tra lui e la risoluzione di quel mistero; tra l’altro, in quei quindici anni di clausura l’uomo, un po’ per l’assenza di altri passatempi e un po’ per il desiderio della futura vendetta, si era duramente allenato nel combattimento, utilizzando come sparring partner nientemeno che il muro.

Ora unite gli ingredienti: ira, dolore, forza… aggiungetevi il desiderio di proteggere Mido, la ragazza che ha conosciuto appena trovatosi inaspettatamente libero… cosa ne viene fuori?

Esatto: molto sangue e altrettanto splatter.
Old boy, difatti, si presenta crudo e violento, per quanto, paradossalmente, la violenza che più urta non è quella fisica (combattimenti, denti estratti a viva forza, lingue tagliate, etc), ma quella morale, fatta di ricatti, vendette, minacce, omicidi e suicidi.

La trama è ricca e coinvolgente, con un colpo di scena finale a dir poco sorprendente, che da solo varrebbe la visione dell’intero film.
Il quale, peraltro, si distingue anche per un ottimo montaggio, per dei personaggi molto ben caratterizzati e per una bella colonna sonora.

E allora, se la visione di un po’ di sangue non vi spaventa, guardate Old boy senza riserve: di questo film vi ricorderete senz’altro.
Concludo con il trailer del film.

Fosco Del Nero

Titolo: Donnie Darko (Donnie Darko).
Genere: fantastico, drammatico, commedia, surreale.
Regista: Richard Kelly.
Attori: Jake Gillenhaal, Maggie Gillenhaal, Jena Malone, James Duval, Beth Grant, Drew Barrymore, Patrick Swayze, Mary McDonnell, Holmes Osborne, Daveigh Chase, Katharine Ross, Noah Wyle.
Anno: 2001.
Voto: 8.
Dove lo trovi: qui.


Donnie Darko è stato certamente uno dei film più controversi degli ultimi decenni, sia per i suoi contenuti, sia per il modo cui è giunto all’attenzione del grande pubblico.

Partiamo proprio da quest’ultimo punto: girato nel 2001, Donnie Darko è stato a lungo snobbato dai grandi distributori statunitensi (e di conseguenza anche europei, giacché noi spesso ci comportiamo da pecorelle), finché non si è fatto un nome grazie al passaparola del mercato sotterranei, internet in primis.

A quel punto, come per magia, qualcuno si è accorto del film e ha deciso di portarlo nelle sale dei cinema.
Il successo è stato strepitoso, e tutt’oggi il film fa parlare di sé.

Ok, ma di cosa parla Donnie Darko?
Bella domanda… in sostanza tratta il tema dei vari universi possibili, delle realtà parallele e dei viaggi nel tempo.

Come programma non sembra robetta da poco, no?
Specie per un film d’ambientazione adolescenziale, giacché Donnie (diminutivo di Donald) è semplicemente un ragazzo liceale, alle prese con i problemi tipici della sua età… ma anche qualcuno in più, visto che sembra avere delle turbe mentali, tanto che i genitori lo hanno mandato in psicoterapia e che gli sono stati assegnati dei psicofarmaci.

E forse nemmeno a sproposito, dal momento che il ragazzo vede conigli giganti, allaga cantine, incendia appartamenti… e tutto in uno stato di semi-incoscienza.

La storia prende le mosse da una fatidica notte: Donnie sente una voce che gli dice “svegliati” e scende in cortile.
Di fronte a lui, un coniglio gigante, o meglio un essere umano con sopra un costume e una maschera da coniglio.
Frank, questo il suo nome, gli dice che il mondo finirà da lì a 28 giorni dopo.

Sogno?
Realtà?

Donnie non è sicuro di nessuna delle due, ma con l’andare avanti del film prenderà confidenza sia con le rivelazioni di Frank, che continuerà a farsi vedere, sia con le sue intuizioni, incoraggiate da bizzarre coincidenze (Nonna Morte e il suo libro, i serpenti che escono dal petto e i vettori del viaggio nel tempo, cellar door e la porta della cantina).

Nel frattempo, numerose domande si accalcano nella mente di Donnie e in quella dello spettatore.
Da dove viene il motore caduto nella casa dei Darko?
Chi o cosa è Frank?
Qual è la storia di Nonna Morte, prima suora, poi insegnante e scrittrice, infine vecchia pazza?
Il mondo sta davvero per finire?

Donnie Darko è un film dai molti interrogativi, che tuttavia non elargisce le relative risposte, lasciando lo spettatore nel dubbio di quel che è successo.
Anche se, alla fine della fiera, la spiegazione più plausibile è una (non leggete se non avete visto il film e volete guardarlo a breve): il ragazzo, conscio che il continuare a vivere avrebbe prodotto in qualche modo degli effetti nefasti sull’universo, ha scelto di sacrificarsi (e sacrificando proprio l’unico momento della sua vita in cui era felice), dando compimento a quello che avrebbe dovuto verificarsi fin dal principio con la caduta del motore dell’aereo in camera sua.

Interpretazioni soggettive a parte (oltre alla spiegazione da "salvatore del mondo" ne è stata avanzata una scientifica, una religiosa, una incentrata su Donnie, etc, segno di quanto il film abbia fatto discutere, divenendo un vero e proprio cult), il film è un film di grande spessore, l’ennesima prova che si può fare cinema di qualità senza grandi budget, senza effetti speciali, senza nomi di spicco (il protagonista, Jake Gillenhaal, è diventato famoso proprio grazie a questo film, mentre l’unico nome di rilievo, quello di Drew Barrymore - Charlie’s angels, 50 volte il primo bacio - viene accostato a un ruolo marginale nella storia).

Fosco Del Nero

Titolo: Incontri ravvicinati del terzo tipo (Close encounters of the third kind).
Genere: fantascienza.
Regista: Steven Spielberg.
Attori: François Truffaut, Richard Dreyfuss, Bob Balaban, Melinda Dillon, Teri Garr, Cary Guffey, Shawn Bishop, Adrienne Campbell, Justin Dreyfuss, Lance Henriksen.
Anno: 1977.
Voto: 5.
Dove lo trovi: qui.


Inizio la recensione del film con una confessione: non avevo mai visto Incontri ravvicinati del terzo tipo o, se lo avevo fatto, ero troppo piccolo per ricordarmene.

Mi rendevo conto che si trattava di una grande carenza, specie per un appassionato di cinema fantastico, e così ho deciso di porvi rimedio.

E ora arriva subito la seconda confessione: come forse avrete dedotto dal voto, non mi è piaciuto molto.

E poco importa che sia un classico, o che lo abbia diretto Spielberg (E.T., Lo squalo, I predatori dell'arca perduta e qualche altro milione di film)… non mi è piaciuto e basta.
Anzi, se devo essere sincero non è che i film di Spielberg mi abbiano mai fatto impazzire, e anzi trovo che sia un regista dotato ma un po’ fiacco e prevedibile.

Ad ogni modo, per quei pochi che non avessero mai sentito parlare di Incontri ravvicinati del terzo tipo, ecco la trama: un bel giorno dei misteriosi oggetti luminescenti solcano il cielo di una provincia statunitense. Molti sono i testimoni, tanto tra i civili quanto tra gli ufficiali di aeronautica.

Inoltre, parallelamente vengono ritrovati i resti di velivoli o di navi piuttosto risalenti, in perfetto stato di conservazione ma senza equipaggio, e soprattutto in luoghi in cui non avrebbero dovuto essere… tipo una nave nel bel mezzo del deserto del Sahara.

Aggiungiamo che tali u.f.o. (unidentified flying object) pare abbiano sparso qua e là una specie di messaggio in codice (ai civili l’immagine di un luogo e ai militari una serie di note musicali e di numeri) e il gioco è fatto.
Il codice è in qualche modo risolto, e in molti si preparano al grande evento, sotto forma di incontro.

E ora iniziamo con le critiche.
Cominciando con gli attori protagonisti, non particolarmente dotati, e difatti nessun di loro ha poi avuto successo, nonostante il successo del film (l'unico famoso, paradossalmente, è François Truffaut, che però ha avuto successo come regista!).
L’atmosfera stessa della storia lascia un po’ a desiderare, e anche esteticamente il film paga qualcosa.

Ma il punto debole maggiore di Incontri ravvicinati del terzo tipo secondo me sta proprio nella trama: degli alieni decidono finalmente di manifestarsi pubblicamente e che fanno?
Inviano un messaggio strano a un solo governo (naturalmente gli Usa) e in più ad alcune persone.
Lo scopo era di far venire poca gente o molta?

In entrambi i casi la cosa non convince, così come non convince il fatto che, pur trattandosi di alieni “buoni”, essi non si siano posti scrupoli a far impazzire degli umani con il pensiero ricorrente dovuto all’immagine da loro instillata, né a prelevare degli interi gruppi di persone da un contesto storico per portarli in un altro (per esempio, gli equipaggi della nave o dell’aereo), o persino a rapire un bambino, per la disperazione della madre.

Senza contare che, al primo incontro ufficiale tra alieni e umani, non si trova di meglio che suonare un po’ di pianoforte!!

Insomma, il film mi è sembrato più un pretesto per parlare di un argomento caldo, l’esistenza di specie aliene, piuttosto che una vera storia.
E, alla fin fine, avevo fatto bene a non guardarlo per tutti questi anni!

Eh sì, bisogna sempre dar retta al proprio intuito… alla resa dei conti, l'unico spunto interessante del film è dato dalla domanda"tu saresti salito nella navicella?"... ma per questa non c'era bisogno di un costosissimo colossal di Hollywood!

Fosco Del Nero

Lost - J. J. Abrams, Damon Lindelof, Jeffrey Lieber (serie tv)

Titolo: Lost (Lost).
Genere: avventura, thriller, fantastico, psicologico.
Ideatore: J. J. Abrams, Damon Lindelof, Jeffrey Lieber.
Attori: Matthew Fox, Evangeline Lilly, Ian Somerhalder, Maggie Grace, Dominic Monaghan, Jorge Garcia, Harold Perrinau, Josh Holloway, Terry O’Quinn, Daniel Dae Kim, Yunjin Kim, Yunjin Kim, Emilie de Ravin, Naveen Andrews, Michelle Rodriguez, Adewale Akinnuoye-Agbaje, Cynthia Watros, Michael Emerson, Elizabeth Mitchell, Henry Ian Cusick.
Anno: 2004-oggi.
Voto: 9.
Dove lo trovi: qui.


Ecco un'altra delle mie serie preferite: Lost.

Se devo essere sincero, tuttavia, inizialmente l'ho ignorata per un bel po' di tempo, anche perchè mi dava noia il dover avere un appuntamento fisso in televisione (anzi, a dirla tutta la televisione in pratica non la guardo più, eccezion fatta per il calcio).

Inoltre le serie tv hanno la brutta abitudine di essere piazzate proprio in quei giorni in cui tu non puoi perchè hai degli impegni fissi.

Risultato: sapevo che c'era questa serie di grande successo in cui dei superstiti di un volo intercontinentale avevano a che fare con un'isola misteriosa, ma non l'avevo mai vista.

Poi, un amico mi ha convinto a darci un'occhiata, prestandomi i dvd con le prime serie belle pronte.
Fantastico: molti episodi già disponibili e nessun vincolo di orario, proprio come piace a me...
Inizio a guardarla e, morale della favola, non smetto più.

Anzi, il mio livello di interesse è diventato tale che anticipo gli episodi doppiati in italiano guardando la serie americana, ovviamente opportunamente sottotitolata (il mio inglese non è così buono...).
Anzi, devo dire che in lingua originale rende pure meglio.

Che dire di Lost?
Ci sarebbero tante cose da dire, ma mi limito a solo due.

La prima è che contiene una marea di spunti.
Letteralmente: non fai in tempo a capire una cosa, che subito spuntano fuori nuovi indizi, nuovi personaggi, nuove situazioni, nuove implicazioni.

La seconda è che ci devono aver messo dentro qualche additivo chimico, perchè una volta che ti appassioni hai bisogno della tua "dose".

Per Friends, la prima serie che ho recensito, avevo incluso nella recensione una breve descrizione dei protagonisti principali... che però sono solo sei...

In Lost la mole di personaggi è esagerata, ma, paradossalmente, pur essendovi ovviamente personaggi più centrali di altri, molti di essi (e parlo di decine e decine di persone) sono molto ben caratterizzati, e ognuno addentro alla storia a suo modo, tanto che ciascuno ha una sua importanza... e spesso continua ad averla pure da scomparso o da morto!

Altra caratteristica di Lost è infatti quella di essere spesso crudo, tanto nelle immagini quanto nelle situazioni, pertanto attendetevi sangue e comportamenti discutibili a profusione.

Anzi, praticamente tutti i protagonisti della serie tv sono personaggi in chiaroscuro, ognuno con i propri segreti e scheletri nell'armadio, tanto che, e forse questa è stata la bravura principale dei produttori, non è facile tracciare una distinzione tra buoni e cattivi.

Persino la contrapposizione tra sopravvissuti e "altri" non è così chiara, come non era chiara quella tra gli altri e i componenti del gruppo Dharma.

La serie procede a spezzoni, raccontando in parte il presente (ossia la difficile vita sull'isola) e in parte il passato (tramite dei flashback volti a caratterizzare meglio i singoli protagonisti).
Nella parte avanzata della serie vi saranno anche dei flashforward, ossia delle anticipazioni di eventi futuri rispetto al periodo dell'isola... che tuttavia, anziché chiarire, renderanno il tutto ancora più complesso!

Come detto, ogni personaggi della storia è importante, persino alcuni che muoiono più o meno subito, determinando così un certo corso degli eventi. E ognuno ha i suoi pregi e i suoi difetti, di modo che non ve ne è uno in assoluto migliore.
Posto che descrivere tutti sarebbe troppo lungo, mi limito ora a scrivere due righe su chi mi piace di più e perchè.

Sawyer: presentato come "cattivo", come alter-ego di Jack, è diventato col tempo il mio personaggio preferito. La sua ironia è irresistibile, così come i soprannomi che distribuisce a piene mani.

Kate: ok, è un'assassina. Ok, è ricercata dalla polizia, e anzi è proprio l'incidente che le restituisce la libertà. Ok, fa le fusa un po' a Jack e un po' a Sawyer.
Ma come si fa a non tifare per questa ragazza così bella e decisa?

Locke: col passare delle puntate, è divenuto chiaro che l'alter ego di Jack non era Sawyer, bensì proprio John Locke. Il primo è la ragione; il secondo è la fede. Il primo crede in ciò che vede; il secondo crede in ciò che percepisce. Il primo è un dottore, chirurgo spinale; il secondo è salito sull'aereo in carrozzella, e una volta sull'isola ha ripreso a camminare, a dispetto della schiena spezzata.
Chi avrà ragione dei due riguardo all'isola??

Hugo: come si fa a non tifare per questo ragazzone tanto grosso quanto gentile e generoso?
Non a caso, Hugo (o Hurley) è un po' la mascotte del gruppo, e spesso si rende utile nel tenerlo coeso.

Ana Lucia: ah, Ana Lucia, così ruvida e diretta, mi è piaciuta da subito. Forse, anzi, il suo carisma e la sua presenza erano troppi per non condizionare il gruppo e la storia... e infatti... peccato...

Ben: ebbene sì, Ben mi piace parecchio. Come dicevo prima è difficile stabilire con certezza buoni e cattivi.
Certo, Ben è un po' cinico e un po' manipolatore, ma in fin dei conti è quello che sull'isola la sa più lunga di tutti... e finora non si è sbagliato mai...

Desmond: vale più o meno il discorso fatto per Hugo. Non possiede carisma da leader, ma ha tanta generosità e sensibilità, tanto da mettere spesso in pericolo la propria vita per salvare quella degli altri (vedasi le numerose volte con Charlie). L'accento scozzese poi è molto divertente (ma questo lo si apprezza solo in lingua originale!).

Mister Eko: un altro personaggio piuttosto misterioso, e come molti altri dal passato oscuro.
Forse è quello che più di tutti, insieme a Locke, intuisce la vera natura dell'isola.

Claire: stesso discorso fatto per Kate, benché per ragioni diverse. Come si fa a non simpatizzare per una ragazza così bella e delicata?
La simpatia peraltro è aumentata dalla maternità.

Sayid: pure lui non era esattamente uno stinco di santo, ex miliziano iracheno e torturatore della Guardia Nazionale... però pare essersi pentito del suo passato, e ora sembra una brava persona...

Richard: a proposito di chi è buono e di chi è cattivo, oppure a proposito di personaggi misteriosi… questo Richard pareva non avere un ruolo di primo piano, e invece praticamente c’è sempre, sia quando i superstiti arrivano sull’isola, sia quando Altri e Dharma si scontrano, sia quando Locke era appena bambino… e il bello è che lui è sempre uguale!
Su di lui mi attendo dunque grandi rivelazioni...

Jack: ma sì, dai, pure Jack mi è simpatico. Benché all'inizio tenda a sembrare un po' troppo boyscout per i miei gusti, mentre alla fine tenda a fare troppo il leader.
Però è una brava persona, dai.

E voi, chi preferite?
Io mi fermo qui, visto che ho già scritto abbastanza.
Se non avete ancora visto Lost, fate come me: procuratevi i primi episodi e vedete se vi piace!!

Fosco Del Nero

Titolo: Il favoloso mondo di Amelie (Le fabuleux destin d'Amelie Poulin).
Genere: commedia, surreale.
Regista: Jean Pierre Jeunet.
Attori: Audrey Tatou, Mathieu Kassovitz, Rufus, Yolande Moreau, Artus de Penguern, Jamel Debbouze, Dominique Pinon.
Anno: 2001.
Voto: 9.
Dove lo trovi: qui.


All'inizio lo avevo detto: ai miei film preferiti di sempre avrei riservato il voto 9.

Ebbene, Il favoloso mondo di Amelie è uno di quelli, tanto da avermi fatto cercare gli altri film del suo regista, Jean Pierre Jeunet (e per pochi altri registi mi sono scomodato in tal senso: Hayao Miyazaki, Francis Veber, David Lynch, Terry Gilliam, Stanley Kubrick, Andrea Virzì).

Al momento ne ho visti tre (anzi, quattro, con la precisazione che poi farò), e tutti mi sono piaciuti: il lungo, delicato e commovente Una lunga domenica di passioni, il fantastico e vivace La città dei bambini perduti, il surreale e divertente Delicatessen.
Il rimanente cui mi riferivo è, guarda un po’ che sorpresa, Alien 4, noto film horror… e perché lo abbiano affidato a un regista famoso per le sue commedie surreali francamente mi sfugge.

Ma torniamo ad Amelie.
Pur non essendo tecnicamente un film fantastico, giacché le numerose scene bizzarre sono comunque ricondotte ai sogni ad occhi aperti della protagonista, meravigliosamente interpretata da Audrey Tatou, raramente ho trovato dei film che colpissero l’immaginazione tanto quanto Il favoloso mondo di Amelie (uno di questi pochi è il bellissimo Labyrinth), film al contempo delicato, positivo e spumeggiante.

Riassumo qui la trama per chi non ne avesse mai sentito parlare o comunque non lo avesse mai guardato: Amelie, ragazza introversa e sognatrice, è cresciuta in una famiglia un po’ strana, tra una madre ipernervosa e un padre molto distante.

In pratica l’inizio del film racconta, naturalmente in un modo assai curioso e originale, l’infanzia di Amelie, con la madre che muore subito e lei che rimane sola col padre.
Ma il film ci fa vedere da subito un’Amelie cresciuta e ormai giovane donna, cameriera al Deux Moulin.

Ed è proprio tra la sua casa e il Deux Moulin che si snodano le sue vicende, tra coinquilini, colleghe di lavoro, avventori del bar e misteriosi collezionisti di foto…

Molte cose colpiscono del film.
Parto dalla fotografia, veramente bellissima: il film, che pure punta sui contenuti, si concede comunque una veste grafica curata e rilucente.

Continuo con la colonna sonora, letteralmente incantevole (io la ho tutta su cd tra l’altro).

Andiamo avanti con la recitazione degli attori, molti dei quali attori-feticcio di Jeunet che si ritrovano anche in altri suoi film (come Dominique Pinon, presente in tutti i film precedentemente citati, compreso Alien 4, lui che di certo non ha una faccia da film horror!).

Come non citare inoltre gli effetti speciali, inseriti nel film con precisione chirurgica?

Insomma, per me Il favoloso mondo di Amelie è un capolavoro.
Se non lo avete mai visto, dategli una chance.
Termino la recensione con il trailer originale del film.

Fosco Del Nero

Sirene - Richard Benjamin (film commedia)

Titolo: Sirene (Mermaids).
Genere: commedia.
Regista: Richard Benjamin.
Attori: Winona Ryder, Christina Ricci, Bob Hoskins, Cher, Michael Schoeffling, Caroline McWilliams.
Anno: 1990.
Voto: 7.
Dove lo trovi: qui.


Sirene è un classico del 1990, ambientato viceversa negli anni "60.
Il cast è di ottimo livello, tra Cher, Bob Hoskins (Chi ha incastrato Roger Rabbit?), Wynona Rider (Ragazze interrotte, Dracula) e Christina Ricci (La famiglia Addams), queste due ex enfant prodige del cinema.

Sirene è la storia della famiglia Flax e delle sue donne: la madre Rachel (Cher), donna volubile e difficile, la figlia maggiore Charlotte (Winona Rider), ragazzina fissata con la religione e la vita dei santi, la figlia piccola Kate (Christina Ricci), bambina assai vivace con la passione per il nuoto.

La famiglia Flax ha già collezionato diciotto trasferimenti (!): difatti, ogni qualvolta la comunità inizia a chiacchierare su di loro (beh, sulla madre a dire il vero, donna avvenente e disinvolta), per risolvere il problema viene applicata la medesima strategia: la fuga.

In sostanza, le ragazze sono cresciute senza radici, oltre che senza una presenza paterna (sono nate da due padri diversi, entrambi poi scomparsi).
Per il nuovo trasferimento Rachel-Cher ha scelto East Port (un piccolo centro negli Stati Uniti nord-orientali), con i giochi che prendono il via e con un nuovo scandalo che attende la famiglia...

In sostanza, Sirene è una commedia brillante, seppure con qualche venatura drammatica (soprattutto nel finale).
L'incontro-scontro tra le donne della famiglia Flax, specie tra madre e figlia maggiore, è interessante e spesso divertente, con l'umorismo e l'ironia che non vengono risparmiati.

Dunque, bella trama e bei dialoghi.
Bella anche la fotografia, mentre del tutto ottima è la colonna sonora, composta da classici degli anni "60.
In particolare, il film si chiude con le note di If you wanna be happy di Jimmy Soul, che rendono bene l'idea del rafforzato spirito di gruppo tra le tre donne.

Fosco Del Nero

Slam dunk - Takehiko Inoue (manga)

Titolo: Slam dunk (Suramu Danku).
Genere: sport, commedia.
Autore: Takehiko Inoue.
Anno: 1991-1995.
Voto: 7.5.
Dove lo trovi: qui.


Era da un po' che non recensivo un manga, e quindi eccomi qui.

La scelta stavolta è ricaduta su Slam dunk, manga sportivo che qualche anno fa ha fatto furore in Giappone e in tutto il mondo.

Non a caso, nella copertina del fumetto c'è scritto, forse con qualche esagerazione, "il manga che è entrato nella leggenda".
Anche se, ad onor del vero, alcuni ritengono si tratti del miglior manga di sempre.

Il suo autore, Takehiko Inoue, lo ha disegnato a partire dal 1991, mentre in Italia è stato importato nel "97 ad opera della Planet Manga.

Di che tipo di manga si tratta?
E' un manga sportivo, giacché l'argomento che regna sovrano è il basket.

Anche se, per dirla tutta, vi è in Slam dunk una forte componente da commedia, che tuttavia, avendo all'inizio uno spazio di tutto rilievo, col il proseguire del fumetto (62 volumetti da un centinaio di pagine) va un po' scemando.

Parlando di manga e di sport, vengono immediatamente in mente alcuni riferimenti: Capitan Tsubasa (il nostro Holly e Benji), per esempio, oppure Rough e Touch di Mitsuru Adachi.

Senza dubbio Slum dunk prende più spunto dal primo (gli ultimi due, invece, possiedono una dimensione umana introspettiva che manca negli altri, più orientati all'azione e alla gioiosità dello sport).

Ora, io non sono un grande esperto di basket, e anzi tendo decisamente più al calcio, però non ci vuole la scienza infusa della pallacanestro per capire che Slam dunk è, sportivamente parlando, un'esagerazione quanto lo era Holly e Benji nel calcio.
Aspettatevi di tutto, dunque, da schiacciate spettacolari ad altrettanto spettacolari colpi di scena!
E poco importa che si tratti di basket giapponese (non certo i maestri della pallacanestro del pianeta) e persino di partite tra squadre di liceo: colpi di scena e di genio saranno comunque dietro l'angolo.

Ma veniamo al protagonista della storia, il noto Hanamichi Sakuragi, ragazzone grande, grosso, dai capelli rossi e un po' manesco, il quale entra nella squadra di basket del liceo per puro caso, per fare colpo su una ragazza, Haruko Akagi, ma poi si appassionerà allo sport, tanto da diventare un buon giocatore.

Hanamichi è però un attaccabrighe, e i suoi scontri con i vari Takenori Akagi (capitano della squadra e fratello di Haruko), Kaede Rukawa (ottimo giocatore e idolo delle ragazzine del liceo Shohoku) ed altri sono all'ordine del giorno.

Per non parlare della battaglie sportive con gli avversari di turno: Sakuragi è uno a cui non piace perdere!
A questo riguardo, va segnalato il grande numero di personaggi che compaiono nella storia, ognuno con le sue caratteristiche: al singolo lettore scegliere quale "tifare".

Insomma, per farla breve Slam dunk racconta della squadra di basket del liceo Shohoku, seguendone le sorti passo passo.
Il manga prende subito e appassiona, tra le partite giocate e le gag fuori dal campo (beh, con Hanamichi le gag sono anche in campo a dire il vero: mitica la sfida iniziale con Takenori).
Se vi capita, dunque, dateci un'occhiata per vedere se vi piace.

Fosco Del Nero

Titolo: Strange days (Strange days).
Genere: fantascienza, thriller.
Regista: Kathryn Bigelow.
Attori: Ralph Fiennes, Angela Bassett, Juliette Lewis, Tom Sizemore, Michael Wincott, Vincent D'Onofrio, Glenn Plummer, Brigitte Bako.
Anno: 1995.
Voto: 7.
Dove lo trovi: qui.


Strange days è ambientato in un futuro violento e tecnologico, seppure non molto distante (anzi, la datazione è quella del 1999, che al momento della produzione del film era un futuro prossimo, mentre ora è già passato... come vola il tempo).

La violenza è generata soprattutto da un clima repressivo e reazionario, fatto che ha ulteriormente incrementato la violenza di strada (aumentata dal clima da fine del mondo che si respira).

La tecnologia, invece, ha avuto un deciso incremento soprattutto nel campo neurologico, grazie a una sorta di neuroconnettitore (detto squid) capace di far vivere in modo multisensoriale degli spezzoni di vita altrui, opportunamente registrati grazie alla connessione diretta con la corteccia cerebrale.
Tale tecnologia, nata in ambito militare e di spionaggio, si è diffusa nel mercato nero, in cui operano degli "spacciatori".

Lanny (Ralph Fiennes; Schindler's List, ma soprattutto l'interpretazione di Lord Voldemort in Harry Potter) è uno di questi, e vi si è dedicato dopo la sua turbolenta espulsione dalla polizia.

Lanny non è una persona felice, e anzi pare da subito palese che egli viva nel passato, soprattutto dopo essere stato lasciato dalla sua ex fiamma, Faith (Juliette Lewis, Kalifornia).

Purtroppo Faith, pur popolando i suoi ricordi (che peraltro egli rivive continuamente grazie alla tecnologia di cui sopra), popola anche il suo presente, giacché i due hanno diverse conoscenze in comune... conoscenze pericolose peraltro...

In effetti, Strange days dipinge un mondo molto scuro, fatto non solo di violenza e tristezza, ma anche di tradimenti, assassini, inganni.
Tali brutture umane alla fine costrigneranno Lanny a scegliere tra passato e futuro (e in particolare tra Faith e Lonette, una sorta di suo angelo custode).

A dirla tutta, proprio il finale, con i cattivi morti e i buoni ancora vivi, non è particolarmente originale, ed anzi era intuibile, ma è un neo tutto sommato piccolo in una pellicola per il resto fortemente innovativa, e anzi coraggiosa nei temi trattati.

Se dunque avete voglia di vedere un film fantastico ambientato in un futuro un po' dark, Strange days potrebbe fare al caso vostro... ma non aspettatevi divertimento o umorismo...

Fosco Del Nero

Friends - Marta Kauffman, David Crane, Kevin Bright (serie tv)

Titolo: Friends (Friends).
Genere: commedia, sentimentale.
Ideatore: Marta Kauffman, David Crane, Kevin Bright.
Attori: Jennifer Aniston, Courteney Cox Arquette, Lisa Kudrow, Matthew Perry, Matt LeBlanc, David Schwimmer.
Anno: 1994-2004.
Voto: 9.
Dove lo trovi: qui.


Da un po' di tempo stavo pensando di inaugurare una nuova categoria, peraltro a me molto cara, ma a furia di rimandare mi sono deciso solo ora.

La nuova categoria, dopo quelle dei film, degli anime, dei manga, della musica e dei video, è quella delle serie tv.

Il suo primo esponente non poteva, e ripeto non poteva, che essere Friends, senza dubbio la situation comedy (termine spesso abbreviato in sit-com) più divertente di tutti i tempi.

Non a caso, una della più lunghe (dieci stagioni), e giustamente, dato l'enorme successo di cui ha goduto in tutto il mondo.

E, sempre non a caso, a ormai più di un decennio di distanza dal suo inizio essa è tuttora trasmessa nelle varie tv nazionali, tra cui anche le nostre (ora è mandata in onda su Rai Due, per esempio).

Qualche accenno di base: i "friends", ossia gli amici per chi fosse totalmente a digiuno di inglese, sono sei ragazzi che vivono a New York e che hanno tutti più o meno da giovani lasciato le loro famiglie per andare a vivere da soli (non come noi che rimaniamo in famiglia sino ai 42 anni...).

Anzi, due di loro avevano addirittura progettato un matrimonio, ma entrambi sono saltati per motivi diversi (Rachel ha lasciato il suo quasi marito sul'altare, mentre Ross è stato lasciato dalla moglie, scopertasi nel mentre lesbica).

Come si recensisce una serie televisiva?
Non ne ho idea.
Ad ogni modo, mi pare sensato descrivere i personaggi principali.
Eccoli.

Ross Geller: è uno dei più grandi del gruppo, e non a caso a inizio serie ha già un matrimonio fallito alle spalle. In effetti, questo dei divorzi sembra essere il suo più grande hobby, giacchè nel corso della serie ne collezionerà altri due!
Ad ogni modo, Ross, persona razionale, lineare e riflessiva, lavora in un museo di dinosauri, e proprio i dinosauri sono la sua seconda più grande passione dopo i divorzi.
Un'altra sua grande passione è Rachel, amica di sua sorella Monica, per cui aveva una cotta sin da ragazzo.
I due, da adulti, si fidanzeranno e si lasceranno a più riprese.

Monica Geller: come detto Monica è la sorella di Ross.
Sorella minore, occorre dire, e decisamente meno apprezzata del fratello, eccellente negli studi e nel lavoro, dai suoi genitori, particolarmente da sua madre, con cui la ragazza ha sviluppato una sorta di rivalità.
Monica ha cambiato vari lavori, per finire poi per affermarsi come cuoca, proprio lei che, ora in forma perfetta, da giovane era una botte di lardo (per usare un termine tecnico).
E' una persona precisa e meticolosa, tanto da risultare spesso puntigliosa e fastidiosa per coloro che le stanno intorno e sono costretti a subire le sue fissazioni.
Più in avanti nella serie inizierà inaspettatemente una storia con Chandler.

Chandler Bing: probabilmente il personaggio più divertente della serie.
Un'infanzia difficile, con il divorzio dei genitori e il padre che cambia sesso per diventare una specie di cantante-showgirl (una mazzata per chiunque, io credo), lo porta a sviluppare uno sfrenato senso dell'umorismo, che usa, spesso in modalità sarcasmo, come arma di difesa.
In realtà è un ragazzo fragile e insicuro, ma che col passare del tempo trovarà un suo equilibrio, anche grazie a Monica (anni luce avanti alla sua ex Janice, personaggio disegnato per essere insopportabile!).
Chandler svolge un lavoro in ambito statistico-finanziario.

Rachel Karen Green: la "piccola" del gruppo.
Non solo per l'età, ma anche e soprattutto per il suo carattere, che la porta a cercare appoggio in persone più forti e centrate di lei (l'amica Monica, per esempio, o lo stesso Ross).
E' una ragazza dolce, sensibile ed emotiva, ma al contempo affascinante e ambiziosa: dopo aver lasciato il possibile marito, un odontoiatra dalla carriera sicura, si ritrova a fare la cameriera lontano da casa, lei che proviene da una famiglia alto borghese e decisamente benestante.
Piano piano metabolizzerà la nuova situazione, e anzi riuscirà a trovare una sua strada nel campo della moda.

Joseph "Joey" Tribbiani: è il play-boy del gruppo, ed è un giovane attore inizialmente disoccupato, ma che poi riuscirà ad avere un minimo di successo.
Joey ha sostanzialmente due caratteristiche di base:
- ci sa fare con le donne;
- non è esattamente una cima (fatto che genera spesso degli esilaranti duetti con l'amico e coinquilino Chandler).
Pur non essendo una cima, Joey è un ragazzo generoso e affidabile, sempre pronto ad aiutare un amico in difficoltà.
Tra l'altro è di origine italiana (anche se a volte si dice che sia di origine portoghese... quindi o entrambe o traduzione incoerente).

Phoebe Buffay: è il cilindro dal cappello del gruppo, una sorta di mina vagante.
Ragazza dal passato oscuro (pare che abbia fatto un po' di tutto, illegalità compresa), è quella più anticonformista, le cui uscite verbali e comportamentali sono spesso fuori dalle righe.
Forse dei sei è il personaggio più marginale del gruppo, anche perchè, tra amicizie passate o relazioni in corso, è quella con meno contatti con gli altri cinque (come Rachel ebbe modo di osservare in una puntata).
Ha avuto un'infanzia molto difficile, e non a caso ha sviluppato un carattere assai forte.

Ok, descritti i personaggi, prima di chiudere descrivo in breve l'atmosfera che si respira in Friends.
Praticamente, c'è di tutto: amore, amicizia, famiglia, denaro, lavoro, passione, passato, futuro...
Il tutto con un unico irrinunciabile condimento: l'umorismo.

Friends, sit-com assai brillante, oscilla infatti tra la comicità più schietta e l'ironia più sottile, con ogni personaggio che si è "specializzato" nell'una o nell'altra.

Una cosa, comunque, è certa: con Friends non ci si annoia, e anzi spesso c'è da imparare qualcosa, giacché esso sovente presenta una connotazione educativa.
Insomma, per me semplicemente la migliore serie tv di sempre (tra le sit-com secondo me è tallonata solo da un'altra, mentre in futuro parlerò anche di qualche serie tv non umoristica).

Fosco Del Nero